Il ritorno del Principe, il ritorno della boxe

Quasi non volevamo credere alla riapertura del Principe, oltretutto con la boxe. Eppure la notizia letta da più parti è vera: venerdì 5 dicembre si riparte sul serio, con una riunione che avrà come clou il campionato italiano dei pesi welter, con il detentore Antonio ‘Big’ Moscatiello che affronterà Riccardo ‘El Pimienta’ Pintaudi. Premessa: il Principe è per noi un mito, nato dai racconti di tanti appassionati di boxe, fra i quali nostro padre e nostro zio, oltre che di Rino Tommasi che lì mosse i primi passi da giornalista. Un luogo consegnato all’eternità anche da Rocco e i suoi fratelli, con Visconti che giustamente lo scelse come emblema di una boxe popolare con eroi del popolo: lì si svolgono quasi tutte le scene di combattimento, in un ring dove salgono Simone Parondi (Renato Salvatori)  e suo fratello Rocco (Alain Delon). Essendo un mito, non lo abbiamo mai davvero vissuto: il cinema-teatro di viale Bligny a Milano ospitò un numero enorme di riunioni di boxe dal 1949 al 1961, prima che la nobile arte trovasse altri luoghi e nel frattempo declinasse, anche se fino a tutti gli anni Novanta al Palalido si sono viste discrete riunioni. La riapertura, sia pure in uno spazio ridotto (parte del vecchio edificio è ormai adibita ad altri usi), si deve ad Alessandro Cherchi, figlio del noto organizzatore Salvatore (Opi 2000, erede della vecchia Opi in società con Branchini), che ha raccontato ad Indiscreto la filosofia del progetto. Che parte dalla leggenda dei Bossi, dei Mitri, dei Loi, dei Lopopolo, per arrivare alla realtà sportiva dell’Italia di oggi dove conquistare visibilità al di fuori del calcio è quasi impossibile. I tempi potrebbero essere giusti, anche dal punto di vista sociale, visto che molte fasce della popolazione stanno tornando (non per scelta) a uno stile di vita vicino a quello degli anni Cinquanta, anche se stavolta con il wi-fi .

Signor Cherchi, come è nata l’idea di riaprire il Principe e di riaprirlo con la boxe, dopo più di mezzo secolo?
Da tre anni ho una palestra in Corso di Porta Romana, la Opi Gym. Stavo cercando un posto per organizzare eventi legati alla boxe, poi parlando con il proprietario di un ristorante di viale Bligny, l’Oca Giuliva, ho saputo per caso che parte dell’immobile del vecchio Principe era sfitta. Mi si è accesa una luce, perché ho 29 anni ma del Principe conosco la storia e ne ho sentito parlare anche da parte di mio padre e di mio zio Franco. Ho rintracciato la proprietaria, che ho scoperto essere la nipote del vecchio proprietario del Principe, quello che aveva avuto l’idea di aprirlo alla boxe. Mi ha raccontato che da bambina lei quell’atmosfera l’ha davvero vissuta, è stato molto emozionante. Poi ho affittato la sala che si poteva affittare: 1200 metri quadri, 500 persone o 600 a seconda del tipo di evento.

La riunione di apertura è imperniata su pugili milanesi, come Moscatiello e Pintaudi, o comunque gravitanti su Milano: vuole da subito ricreare il clima di una volta?
Il sogno è quello, anche se questa riunione di apertura è nata in modo quasi casuale. Moscatiello e Pintaudi dovevano combattere il 7 novembre, poi Moscatiello si è fatto male alla spalla e abbiamo dovuto cercare una nuova data chiedendo alla Rai quale preferisse. Ci hanno dato il 5 dicembre e a questo punto abbiamo stretto i tempi per ristrutturare il Principe e iniziare alla grande. Pugili di Milano in un luogo storico che riapre, a due giorni da Sant’Ambrogio, la diretta su Raisport: un sogno.  

Esistono pugili a sufficienza per alimentare una o due riunioni al mese?
Secondo me sì. Solo la Opi 2000 ha 30 atleti: da Di Rocco a Gianluca Branco, da Giacon a tanti altri, i pugili non mancano. E quando tutto sarà partito altri arriveranno. 

In questo progetto l’ispirazione è quella tedesca o dei club inglesi e americani?
Senz’altro dei club americani, soprattutto di quelli di New York, dove grandi organizzatori programmano piccoli eventi per far crescere i loro talenti.

I biglietti costeranno al massimo 35 euro e al minimo 25, i posti sono 500. Con 15.000 euro lordi, o giù di lì, come fanno a tornare i conti?
Senza televisione non possono tornare, quando si parla di campionato europeo o italiano. Scendendo di livello si può invece sperare di farcela soltanto con il botteghino. 

Perché la boxe italiana ha perso visibilità mediatica non solo rispetto agli anni Cinquanta ma anche ai Novanta, ai tempi di Giovanni Parisi?
Perché in Italia la cultura multisportiva non esiste, la visibilità vera ce l’ha solo il calcio. In proporzione più di 20 anni fa. Poi ci possono essere l’Armani della situazione o chi è inserito in circuiti internazionali tipo la Formula 1 o il Motomondiale, ma parlando di Milano la storia di fallimenti finanziari nel basket, nel volley, nell’hockey, eccetera, parla da sola. In una città che rispetto ad altre offre molte più opportunità, oltretutto. 

Quale sarebbe il pubblico della boxe, nel 2014?
L’obbiettivo è creare un pubblico nuovo, perché gli appassionati ci sono e sempre ci saranno: gli ascolti televisivi non mentono. L’idea è quella di coinvolgere la massa dei praticanti e degli sportivi in genere: solo nella mia palestra ci sono 300 iscritti, ma pochissimi conoscono i nomi anche dei pugili più famosi. Bisogna fare promozione sul territorio, ad esempio Moscatiello di solito si allena alla Forza e Coraggio ma nelle ultime settimane è venuto da noi a farsi vedere. E in pochi giorni tutti i biglietti sono andati esauriti. 

In questa avventura lei sarà supportato dalla OPI 2000 di suo padre Salvatore. Non c’è conflitto d’interesse fra i ruoli di organizzatore e quello di manager?
Non credo, perché gli interessi sono gli stessi. Dare visibilità ai pugili, avere più spettatori, organizzare incontri per titoli importanti.

Al di là della boxe, come funzionerà il nuovo Principe?
La boxe sarà sempre centrale: l’idea è quella di avere ogni mese una grande riunione e tre eventi minori. Credo molto nella light boxe fra amatori: potrebbe essere interessante, in alternativa alla boxe vera, vedere il direttore di banca che sfida l’imbianchino, l’avvocato che affronta il manovale. Nella mia palestra tutti i ceti sociali sono rappresentati, non dovrebbe essere un problema. E poi burlesque, teatro, cabaret. Anche concerti, perché per molti cantanti e band emergenti il Forum è impensabile e anche l’Alcatraz è troppo ambizioso. Ma il Principe riapre soprattutto per la boxe, per riaccendere un sogno e non vivere soltanto di nostalgia.

Tratto da: http://www.indiscreto.info/